Questione di sguardi …

Date un’occhiata alla sezione “MANO D’ARTISTA” di Eva Busolin e scoprite tutti i segreti celati dietro alla matita che ha dato volto alla storia … questo e molto altro! Immergetevi ancor più nell’atmosfera ascoltando il nuovo capolavoro dei Loginquitas, sempre disponibile all’interno della stessa sezione!

La determinazione di uno sguardo rivolto al nulla – Sunlight on scap paper


Disegno inizialmente “commissionato” per Le Sette Oscure Chiavi di Isidus… ma né io né l’autore ricordiamo per quale scopo preciso. Ecco perché il nulla… ecco perché l’incompletezza. A cosa guardavamo, assieme, quando lo abbiamo “creato” con due pensieri uniti in uno? È come un giallo da ricostruire… Solo la memoria tacita un alone di graffite lo puó dire, ormai.
A ben pensare, penso di averlo abbandonato per studiare come fare dei chiaroscuri decenti, senza saper usare un carboncino… e, ovviamente, per una volta ogni tanto che provo ad essere diligente nel mio “lavoro”, finisce così… tutto abbozzato e dimenticato nel fondo di un cassetto polveroso per anni.
Lo avevo archiviato come un fallimento; invece, riesumato, mi ha lasciato stupita!
Semplice, approssimativo, abbozzato ma efficace. Veloce e deciso. Per una volta, un tratto sicuro che sembra non appartenermi, non “addomesticato” dalle mie paranoie, mille cancellature e manie di perfezionismo. Un esempio della prima bozza, dello scheletro che sta sotto ognuno degli altri disegni. Perché, non avendo una scuola, improvviso anche nelle fasi di realizzazione.
Sembra una foto modificata, ma non lo è, se non per il contrasto.
Ho voluto unire la spontaneità del disegno all’estro fotografico dettato dal momento, sfruttando quella “lama” di luce che la finestra proiettava nella mia stanza, sui fogli sparsi. Un istante bloccato nel tempo, che illumina quasi una speranza mentre lo sguardo, nella semi oscurità, pare puntare oltre, ad un altro mondo, al futuro, a qualcosa che solamente lui riesce a vedere. Questa sensazione- mi ha dato – col senno di poi. Quale fosse quella originale, mentre lo disegnavo, non so davvero più dirlo. Ma l’arte è bella perché interpretabile e non è detto che chi la realizza, a posteriori, non possa riscoprire più di quanto egli stresso ci avesse proiettato nel realizzarla.
A volte, lei, la mia arte, i miei disegni, sono un passo avanti a me.
Vorrei, un giorno, guardare avanti con quella stessa immutabile, potente e sicura incisività.

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